Studentessa universitaria, né triste, né solitaria

studentessa universitaria né triste né solitariaChiara è distesa ai piedi di una branda scalcinata, tenuta in piedi da due libri di anatomia. Ha le gambe accavallate,  le mani incrociate sul petto, gli occhi aperti verso il soffitto e i capelli corti arruffati sulla fronte.

Le lenzuola sono cadute sul pavimento e abbracciano disordinatamente il corpo nudo della giovane. Le mattonelle di marmo chiaro sono fredde e sporche. La polvere si è ammassata formando palline di lanetta grigia negli angoli della stanza. Sono due giorni che Chiara non si rifà il letto e sul davanzale della finestra ci sono ancora due tazzine di caffè bevuto chissà quando.

I libri dell’università sono sparsi senza ordine sulle sedie, sulla scrivania di legno chiaro, su una poltrona in patchwork. I rimasugli di un panino ingurgitato di corsa sono fermi sugli appunti di biologia. Di vestiti però non c’è traccia. Ci sono solo un paio di pantacollant neri che escono da sotto il piumone, aggrovigliati come un nodo marinaro con le coperte.

Le ossa del bacino sono sporgenti dal corpo di Chiara, la madre le raccomanda di mangiare  e la chiama sempre per ricordarglielo, ogni giorno a mezzogiorno e ogni sera alle diciannove. Ma Chiara pranza al volo alle due e cena alle nove, quando torna a casa la sua coinquilina magrebina.

Il freddo del marmo inizia a farsi sentire, il calore del corpo pian piano sta tornando alla normalità. Chiara si accarezza il braccio, ha un livido, ma non le fa male. È stata colpa dello spigolo del comodino. Il legno è scheggiato da prima che lei arrivasse in quella casa, al primo piano, in Via de Lollis, a Roma. Lei è una studentessa universitaria, né triste, né solitaria.

Sono le tre di notte  e la luna è nascosta da una coltre di nubi. Chiara raccoglie il piumone dal pavimento. Apre il primo cassettone dell’armadio e tira fuori un paio di mutandine blu. Se le infila e mentre lo fa si guarda allo specchio. Si vergogna di essere rimasta nuda tutto quel tempo nella sua stanza, a fissare il nulla. Ma è contenta e va a letto, aspettando qualche ora prima di tornare sui banchi universitari…

To be continued…

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