Il bullismo…quindici anni fa

il bullismo...15 anni faIl bullismo oggi ha un impatto mediatico molto forte. Causa le nuove tecnologie che permettono effettivamente di poter usufruire di una miriade di supporti elettronici, oggi qualsiasi cosa che può fare centinaia di visualizzazioni viene sbattuta in rete e di rimando riuscendo a fare picchi di ascolti in tv, viene lanciata nei talk show.

Parlare di bullismo è assolutamente positivo, ma non si deve pensare, come molto spesso si sente dire, che oggi è dilagante e prima non esisteva (o quasi). Nel 2014 il bullismo è social, ieri era on the street. Esisteva sin dalle elementari. Bastava un cambio dell’ora per mettere al muro il malcapitato di turno, bastava la ricreazione per far passare “gioco”, quello che poi era un atto di violenza, mirata verso il debole. Le vessazioni nei confronti di un individuo, non duravano un mese, o un anno, continuavano spesso per tutti gli anni della scuola dell’obbligo.

E le ragazze non si esimevano a dare un calcio, o uno schiaffo quando si entrava nella mischia, quando era l’inizio del cosiddetto “cappottone”. Un gioco violento, in cui si creavano due file parallele e il malcapitato passando in mezzo veniva preso a pugni e calci. Questo accadeva 15 anni fa, durante le scuole elementari.

Poi si passava alle scuole medie e la situazione diventava più critica. Bisognava fare i conti non solo con i ragazzi della propria classe, ma anche con quelli più grandi. E per difendersi dall’uscita di scuola cosa si poteva fare? I più duri, quelli che cercavano di reagire, acquistavano una catena in ferramenta, portavano un coltellino da casa, si toglievano la cinta e la stringevano in pugno. E i più deboli? Continuavano a subire, a piangere, ad essere buttati in un angolo, con tutti che vedevano e con nessuno che interveniva.  Poi, alla fine del “rituale”, per pietà li si andava a raccogliere.

Quando si è piccoli e si vive il bullismo effettivamente non ci si rende conto. Si pensa che dare due schiaffi non sia poi così drammatico,perché alla fine è un passatempo come un altro. Quando si è in branco si diventa cattivi, perché fomentati. Quando si è da soli con la vittima gli si diventa addirittura amico. Ieri non si conosceva nemmeno il significato della parola bullismo, oggi prima di agire forse si dovrebbe pensare, ma i meccanismi che si innescano nella testa degli stupidi non sono diversi da quelli di 15 anni fa.

La vittima soffre, il carnefice gioisce. Il gioco è sempre lo stesso e il risultato è sempre uguale.

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