Quell’uomo è il mio uomo, ma io non sono la sua donna

Quell'uomo era il mio uomo, ma io non ero la sua donnaScruto attenta dalla porta a vetro della camera da letto le movenze lente di quell’uomo, che è il mio uomo. Neghittoso con il caffè in mano si siede con i suoi capelli arruffati e ascolta distratto le notizie del Tg, mentre i suoi piedi scarni e nudi si muovono a ritmo, toccando il pavimento freddo. 

Velocemente mi vesto e scappo via da quell’appartamento che non è il mio e nemmeno il nostroSono la sua amante, quella che ruba alcuni dei suoi attimi, quella che lo attende per ore nei parcheggi, quella che elemosina il suo tempo.

30 anni, tra cui quattro passati tra le sue braccia, nell’inconsapevolezza che questa storia mi avrebbe dato tanto e tolto troppo. Nell’incoscienza di una scelta azzardata da cui difficilmente riuscirò a liberarmi, tra le bugie e l’ebrezza del proibito con cui condiamo e consumiamo le nostre vite. Un amore sbagliato agli occhi degli altri, che nessuno certifica e approva, eppure è l’unico che sia riuscito a scalfire il mio cuore.

La tristezza di quelle assenze vengono colmate dalla pienezza di questi giorni, che si consumano veloci, non solo tra lenzuola e calze a reti, ma tra i desideri  e la spensieratezza che lasciamo fluttuare tra i nostri pensieri. Almeno così è stato fino ad un anno fa, quando finalmente ho ammesso a me stessa di volere di più. Di volere essere la sua donna e di voler avere il mio uomo, ma lui non ascolta le mie preghiere e torna sempre a casa da chi per lui ha il diritto di amarlo.

E così sono diventata anche io l’amante che spera in un divorzio, quella che piange sul cuscino quando il telefono resta muto, quella che incontra la famiglia felice e vorrebbe scaraventare a terra tutti quei falsi sogni. Perché nessuno riesce a sfuggire a questa fine e quando si trova davanti la chiarezza di una scelta che non verrà mai presa, firma la sua condanna. Così come io ho firmato la mia.

Domani sarà un altro giorno di attese. Forse ci vedremo per mezz’ora durante la sua pausa pranzo, mentre i suoi figli sono a casa e la moglie lo chiama per sapere come è andata la mattinata di lavoro. E io sarò sempre lì, pronta a volare alla sua chiamata, attenta a non essere troppo felice all’arrivo di un sms e speranzosa dell’arrivo di un giorno che non giungerà mai.

Io sono la sua amante, lui è il mio uomo ma io non sono la sua donna.

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2 risposte a "Quell’uomo è il mio uomo, ma io non sono la sua donna"

  1. Cix79

    Il mestiere dell’amante è un mestiere che non apprezzo, non vorrei che me lo facessero e quindi cerco sempre di evitare di farlo, non mi piacciono certe “condanne”

    buona serata 🙂

    Mi piace

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