A volte speriamo che cali la notte

A volte attendiamo che cali la notte, quel prolungamento del tramonto, che per alcuni procede troppo lentamente. Tra quelle montagne che hanno svettato per anni, possenti sul paesaggio della vita, ora è tempo che il rosa si mischi al nero e spenga per sempre i raggi di quel fioco sole, che non riesce più a riscaldare.

E’ la morte quella notte di cui spesso si ha paura e che altrettanto spesso si invoca, affinché si posi con delicatezza su coloro che la pregano quotidianamente. Tra malattie e dolori, imprecazioni e disperazioni, si alternano albe e tramonti, nell’impotenza di chi osserva tra le stagioni che si alternano.

Nel ricordo di ciò che era e non è più, è come se i sassi di quella montagna, smossi da una scossa tellurica iniziassero a spaccarsi, poi scivolassero giù e si sgretolassero ai piedi della valle. E proprio chi abita in quella vallata è costretto ad osservare il discendere lento di quel vestito, che spoglia giorno dopo giorno quel monte. Lasciandolo scoperto e privo di protezioni, nell’altalenante  e precario equilibrio di quella vita.

E allora spesso dall’uscio di casa ci si accovaccia impotenti sulle scale del proprio portico e si osserva oltre quelle montagne, verso quel cielo rossastro che si prepara alla sera. Come se lo spegnersi della luce equivalesse alla possibilità di spegnere la vita. Come se un interruttore potesse mettere fine e pace a quel discendere di sassi.

La montagna è sempre lì, dove l’hai trovata quando se nei nata. Eppure il suo aspetto è sempre più stanco, la sua altezza è sempre minore. La sua imperiosità è sempre meno evidente. Sembra quasi sia ricurva su se stessa, nel dolore che procede dalle viscere della terra e che fa contorcere le membra e dilaniare la carne.

A volte speriamo che scenda la notte, ma una volta scesa, una volta che questa ha coperto per sempre l’azzurro della salute e il rosa della malattia, ecco che la bestemmiamo. Innalzando verso quello stesso cielo, che tanto abbiamo pregato si tingesse di nero, imprecazioni e lacrime.

Perché mai nessuno è pronto veramente che cali la notte.

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