La costa del silenzio

Piovve tutta la notte, il vento scuoteva i teneri steli dei gerani che si trovavano sul davanzale della finestra. Non riuscivo a prendere sonno, ripensavo alla telefonata fatta a Carlos e le parole dette ancora mi rimbombavano nella mente. Mi alzai dal letto, mi avvicinai alla finestra, mentre vedevo dai vetri scendere la pioggia con veemenza, quasi volesse pulire ogni cosa. Il cielo era illuminato da lampi abbaglianti, cui seguiva lo sconquasso di tuoni assordanti…(…)

(…)Era nella bara, sprofondato nel raso che ne rivestiva l’interno. Gli avevano fatto indossare un completo grigio fumo, con una camicia bianca candita e delle scarpe nere lucide. Il lusso che lo contornava non gli apparteneva, lui aveva sempre vissuto con i suoi pantaloni color cachi e la sua camicia a quadri. Me lo aveva sempre detto Angelo “potrai incontrarlo a dicembre, a Pasqua o a ferragosto,ma lo troverai sempre vestito così”. Il viso era pallido, e nascondeva ormai il rossore delle sue guance cicciotelle, i baffi quasi ammosciati gli penzolavano verso la bocca, i capelli tirati all’indietro facevano intravedere il cuoio capelluto. Un orecchio, quello destro quasi del tutto mozzato dalla forza di quella tempesta, era stato invece ricoperto da un cerotto bianco. Le mani incrociate sulla grossa pancia, la fede nuziale sull’anulare sinistro, mente l’anello d’oro che ritraeva un’ancora, sull’anulare destro.

(…)Il sole infuocato appare silenzioso, accompagnato dalla brezza marina. Il mare è piatto, non si scorge nulla, se non la linea dell’orizzonte. I raggi si riverberano su quello specchio d’acqua che si riesce a scorgere anche da quassù, mentre i gabbiani stridono e volano alti nel cielo. Mamma io per te rimarrò come il tramonto, quell’aria rossastra di un sole che se ne va in congedo, ma solo parzialmente, perché ogni mattina torna.

E’ di nuovo estate, è luglio e da qui mi pare ancora di sentire la voce di mio padre che si diffonde, partendo dapprima da quella villa sulle rocce fin qua giù, vicino la spiaggia, vicino al mare, quel mare di un’estate del 1995.

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