Qualcuno bussava alla porta

Qualcuno stava bussando alla porta. Sentivo il rumore che si faceva sempre più intenso. Il legno sembrava quasi stesse per spaccarsi, mentre la pioggia imperversava e tamburellava ritmicamente sul cornicione bucato del mio tetto.

Qualcuno stava bussando alla porta. Potevo sentire il freddo del vento che gli penetrava la carne e gli scompigliava i capelli, mentre la pioggia insistente continuava ad appoggiarsi pesante su quel cappotto non impermeabile.

Qualcuno stava bussando alla porta. Ma io non potevo aprire. Ero imprigionata tra le coperte che mi facevano da catene e dai miei arti atrofizzati dalla stanchezza del lavoro.

Qualcuno stava bussando alla porta. Le sue nocche stavano sanguinando. Vedevo piccoli rivoli di sangue macchiare la fede di oro bianco. Cercava di spalancare l’uscio con la forza delle sue braccia possenti, ma le ginocchia gli stavano cedendo. Le sentivo appoggiare sul pavimento del mio portico. Su quella mattonella traballante, che avevo detto a David infinite volte di aggiustare. Ma lui non mi ascoltava, era un artista californiano di quelli incompresi. Bello, attraente, sempre abbronzato su quelle tavole da surf.

Qualcuno stava bussando alla porta. E i miei occhi si stavano riempiendo di lacrime. Sentivo il rumore sempre più fioco, sempre più debole, sempre meno insistente. Mentre una voce flebile ed impercettibile cercava di contrastare il rumore della forza del vento. “Anna…Anna…I’m sorry“.

Qualcuno stava bussando al mio cuore, come ogni notte, quando la luce faceva spazio alle tenebre nella mia mente. Quando il rimorso prendeva il sopravvento sulle giornate di sole, quando il freddo si impossessava del mio corpo e mi paralizzava. Quando non facevo altro che pensare che nessuno dovrebbe morire da solo.

David aveva bussato alla nostra porta prima di morire, ma io non lo avevo sentito. Nella stanchezza di quella giornata infinita di lavoro, tra le decine di email, di messaggi e chiamate a cui avevo risposto. Io non ero riuscita a rispondere all’ultima chiamata della sua vita. Quella più importante per me. Quella che non mi avrebbe portato ad una promozione sul lavoro, allo stipendio raddoppiato, ad un bonus e ad un applauso.

Qualcuno stava bussando alla porta, ma ora ha smesso. Non sento più nulla, se non il vento che ha catapultato dal balcone le mie piante, ha distrutto le mie sedie da giardino, ha devastato il mio cuore e il suo. Quello che sapeva un giorno avrebbe ceduto ai suoi eccessi, alle sue noncuranze, alla sua voglia di vivere, ma a modo suo.

Qualcuno stava bussando alla porta e tornerà a farlo, ancora una volta, domani notte. Quando il mio cuore penserà finalmente di poterlo salvare.

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